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X rated casino bacon popper

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A tutta la scena punk italiana. Un ringraziamento particolare a coloro che sono intervenuti, sia per le testimonianze sia per le immagini di apertura. Hanno collaborato: Copertina e progetto grafico: Antonio Boni Contatti: Agenzia X, via Pietro Custodi 12, Milano tel. Primo Moroni Capii quindi che la parola punk arrivava direttamente dalla vita e le opere di William Burroughs. James Grauerlholz Ho sempre pensato che un punk fosse uno che lo pren- deva in culo.

Ogni conferenza veniva registrata, montata e rilanciata sugli schermi sparsi per il festival, e successivamente immessa in rete sul si- to del festival stesso, il tutto a cura del collettivo Interact di Roma. La mostra, nel corso di un anno, è stata presentata in diversi luo- ghi e ai dibattiti hanno parlato molti esponenti di rilievo delle con- troculture mondiali. I dibattiti sugli anni Ottanta sono stati chiamati Lumi di Punk e a ogni incontro si è sollevato un notevole interesse e una grande parte- cipazione. Lumi di Punk è un esperimento, una specie di seminario creativo itinerante sulle dinamiche culturali, sociali, politiche ed esistenziali che il punk ha innescato a partire dalla metà degli anni Settanta.

Il carattere insurrezionale, internazionalista ed esplicitamen- te anarchico ha proiettato il punk al di fuori di ogni schematizzazio- ne artistica e temporale, esattamente come accadde per il movimen- to beat americano. Ci auguriamo di potere presto realizzare una seconda pubblicazione che compren- da le più attive scene di allora: Le testimonianze presenti in questo primo volume sono per la gran parte frutto di sbobinate redatte in collaborazione con i diversi autori; in un solo caso, per esplicita richiesta, si è proceduto solo con un leggero passaggio redazionale.

Alcuni brani sono stati scritti ap- positamente partendo da colloqui e dalla lettura di altre sbobinate. Dorme la prima notte in una cabina telefonica vicino alla Gare du Nord e dopo un paio di settimane passate a fianco dei rivoltosi decide di farsi crescere la barba. Si sposta poi in una Londra dove la straordinaria stagione underground sta per esplodere Qualche mese dopo scoppia a Milano la bomba di Piazza Fontana In Italia è vicino ai movimenti libertari e anarchici. Nel partecipa alla fondazione dei Collettivi Autonomi del Sud e prosegue ad agitare il mondo underground insieme ai tipi di Stampa Alternativa.

Militante di una struttura analoga a Soccorso Rosso viene arrestato nel per il bis: Rimane un anno e mezzo in galera nel carcere speciale di Palmi La bar- ba comincia a ingrigirsi e i giovani punk lo soprannominano Mr Natural, il famoso personaggio barbuto dei fumetti di Crumb. Organizza moltissime iniziative di cultura libertaria e neosituazionista tra Milano, Roma e Cosenza, ma il suo viaggio non finisce qui. Attivista nei movimenti di lotta che si sono creati anche in Italia dopo Seattle, parteci- pa alle manifestazioni di Napoli e di Genova nel Viene quindi trasferito nel carcere spe- ciale di Trani e in quello ancora più speciale di Viterbo, poi gli vengono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute.

Nel la posizione di Giancarlo viene finalmente archiviata. La sua folta e lunga barba è ora completamente bianca. Il seguente intervento è stato scritto nel settembre del , ed è un breve riassunto del suo pensiero sul punk. La memoria tradi- sce e viene tradita, si perde il senso della ricostruzione dimenticando il contesto e viceversa. Ogni richiamo alla memoria è spesso accompagna- to da letture a posteriori, da interpretazioni postume che forzano gli eventi passati narrati o analizzati, relegandoli a una sorta di stravolgi- mento sistematico della loro effettiva manifestazione temporale.

Il punk si situa in uno spazio sociale e temporale preciso e non vuole accettare la scom- parsa delle controculture, del loro potenziale destabilizzante e della tensione a delegittimare il potere costituito. In Italia, più che in altri paesi, si assiste a un connubio tra il punk e le aree di movimento non convenzionali anarchici e creativi. Diverse so- no le ragioni: Niente viene risparmiato, e niente il punk risparmierà do- po: Vero è che la repressione incal- za e lo stato opera un salto in avanti nella politica repressiva, il territorio conosce nuove forme di militarizzazione, ma è altrettanto vero che il movimento si rafforza, estendendosi sempre più nel sociale.

Le sue cre- scenti articolazioni consentono di raggiungere uno spettro ampio di soggetti e nuove fasce sociali. Il già citato gruppo musicale e politico dei Crass rappresenta il più stretto esempio del legame tra il punk e le controculture precedenti. I sentieri non sono più interrotti e le pratiche radicali, analo- ghe in ogni controcultura, vengono dunque connesse.

Quindi ricercare le connessioni per ritrovare la complessità dei fili spezzati della memoria e dei percorsi abbandonati. È anche questo un modo per arricchire la ricostruzione, per render- la più aderente alle sue dinamiche evolutive, ai suoi mutamenti, alle sue inevitabili contraddizioni. Il se- guente volume contiene diverse testimonianze in tal senso. È risaputo che il punk arriva in Italia dopo la sua grande esplosione negli Stati Uniti e in Inghilterra e dopo la straordinaria avventura del movimento antagonista e di classe che aveva fatto vacillare lo stato ita- liano per anni. Tutto era diventato insopportabile e insostenibile.

I punk respirano la stessa aria pesante della repressione e alcuni di loro partecipano a diversi momenti conflittuali come quello contro le carceri speciali a Voghera o contro gli F a Capo Rizzuto. Anche per tali ragioni, qui ricordate sommariamente, il punk, per chi scrive, non è solo figlio del riflusso, della crisi, del deterioramento esistenziale e politico delle generazioni che lo avevano preceduto, ma è anche il prodotto di una stagione particolare che aveva praticato inediti stili di vita, nuovi modelli comportamentali e altre esperienze di lotta nel sociale. Ma il punk italiano è riuscito anche a scrivere la sua storia autono- mamente, e questo libro ne è una prova.

Le autoproduzioni sono sempre state le espres- sioni più dirette e vitali del punk, del suo modo di esistere, parlare, suo- nare e scrivere. Strumenti concreti di quel particolare modo di essere e comunicare. E pensare che il punk aveva parlato della fine dello spettacolo! Helena Velena ha partecipato a tre tappe di Lumi di punk: Cosenza, Milano e Ro- ma. In ciascuna ha riversato parole come un fiume in piena. La nota è stata scritta nel settembre La definiva un modo di scrivere che fonde teoria con espe- rienza personale, aggressività verbale con poesia, analisi serissima con aneddoti, il tutto insieme È pure il mio modo di scrivere In altre parole un album fonda- mentale, forse il più significativo, per la storia del primissimo punk non celebrato dalla cultura mainstream.

Punk, quindi Le trascrissero e ci fecero questo libro, intitolato A, titolo pieno di significati simbolici, anche se, come sempre, la verità è molto più prosaica, dato che stava per Amphe- tamine. A me di questo non frega un cazzo. Quello che mi importa è che quella forma di scrittura, politica e artistica insieme, era la più adatta a documentare una controcultura, ben di più che un serioso saggio di sociologia.

La forma orale non necessita di una traduzione perché è autode- scrittiva, e definisce direttamente il contesto. Quindi, avant pop o che cazzo, io credo che questa forma sia davvero la più adatta a raccontare il punk. Quello che segue è il mio contributo, il mio racconto orale: Questo è assolutamente fantastico, non lo sapevo Giuro, non lo sapevo. È molto bello Mi ricordava il volantino in cui si parlava di lurkerismo, che era una parola inventata e si riferiva al gruppo punk dei Lurkers Non ci andava bene che ci fosse un sacco di gente coinvolta solo per un concerto, senza fare realmente parte della scena E poi ha detto una cosa bellissima.

Que- sta è una parola stupenda che veniva usata dalle Brigate rosse Il concetto di disarticolare lo Stato Purtroppo le Brigate rosse poi si sono trasformate, e qui entre- remmo in una polemica molto pesante: Non è un caso, non è affatto un caso, anche se sono cose che non si citano mai. I Bloody Riot avevano questo logo con la stella rossa e la sigla che fa, appunto in sigla, Br A un certo punto un gruppo di militanti della Raf decide di andare in Palestina per parte- cipare a dei campi di addestramento alla guerriglia Arrivano per metà uomini e per metà donne Infatti la Rote Armee Fraktion è stata fondata da due donne: Ulrike Meinhof era la teorica principale, una giornalista e opinionista televisiva molto famosa che a un certo punto ha deciso di entrare in clandestinità, e Gudrun Ensslin, che ha fondamentalmen- te dato origine al gruppo E poi, lo scandalo numero uno Andiamo al mare a prendere il sole Si spogliano e si mettono nude a prendere il sole Succede uno scandalo allucinante, una lite furiosa, i capi del collettivo palestinese le prendono, le chiudono con guardie armate dentro le loro tende e rimpatriano tutte e tutti in Germania Adesso non voglio parlare come Orina Fallace, questo personaggio orribile e disgustoso Ma il potere espresso dal capitalismo occidentale e il potere espresso dalle ragioni religiose, anche islamiche, nascono dal- le stesse dinamiche, arrivano alle stesse conclusioni e soprattutto esprimono le stesse forme di oppressione Ma di fianco a quel simbolo avevamo un mi- tra intero, lo stesso identico mitra ma non spezzato Non a caso Viva la Resistenza è stato il primo disco che abbiamo autoprodotto Viva la Resistenza inizia con la frase: Volevamo dire che la Resi- stenza la stavamo facendo anche noi in quel momento, nel Prima si parlava con Giancarlo Mattia rispetto alla mostra e gli ho esposto questa mia teoria, che probabilmente è provocatoria, ma io ne sono abbastanza convinta Negli anni Settanta, quando nacque la lotta armata, successe una certa cosa Improvvisamente il perso- naggio fico, il Che Guevara oppure, semplificando un pochino, il re- bel without a cause della situazione non era più il ragazzotto con la mo- to o con la macchina eccetera ma era il compagno Soprattutto il compagno che stava in clandestinità, che aveva storie strane, che mili- tava in qualche organizzazione clandestina, che faceva gli attentati E questo era il tipo di maschio più fico in assoluto Allora che successe?

Nella destra romana, quella di Prati, di Monteverde, si creano meccanismi di emulazione molto curiosi Se il modello era diventato quello, allora loro aveva- no la necessità di costruirne un altro corrispondente. E via di questo passo Solo che aveva un senso e una forma ovviamente diversa Allora qui il problema diventa questo Improvvisamente che cosa succede Cambiano le cose, anche se in modo sotterraneo, a piccoli passi Arriva da Londra, e si chiama punk E qui arriviamo alla storia dei Raf Punk e alla mia storia Il mio inizio Puro isolazionismo Ero un ragazzino come tutti gli altri con prospettive nulle come tutti gli altri, di fare una vita sfigata del cazzo, trovare forse la fidan- zatina o che cazzo ne so Vado in giro con questo ragazzino, stiamo camminando sotto il portico e cosa ti succede?

Che vediamo un ra- gazzino più grande di noi che compra una rivista in edicola con una copertina particolarmente attraente Allora dico, che è sta rivista? Bello, bello, bello Andiamo in edicola e diciamo: Solo che, cazzo Al che mi si muove qualcosa den- tro Tutto il mio percorso, non solo dentro il punk, la musica, la con- trocultura, ma anche la messa in discussione della sessualità e dei modelli classici. Il transgender insomma, ma ancora non lo sapevo Divento un pochino più grande, vado ad abitare a Bologna Radio Alice, gli Indiani metropolitani Io mi ricordo le Pantere rosa, che era un collettivo femminista, come potete immaginare E queste tutte le volte che facevano il loro programma a Radio Alice rompevano la spugnetta del microfono omnidirezionale, che serviva per far parlare tutta la gente presente nello studio, perché di- cevano che rendeva fallico il microfono, e io tutte le volte prendevo una spugna e lo rifacevo E di nuovo si andava in loop e loro lo buttavano via Ovviamente la capa delle Pantere rosa era la donna di Maurizio Sicuro che era il leader di autonomia operaia di Bologna, eehh Cioè capite, il pelo di fica o il pelo di cazzo alla fine tirano allo stesso modo Insomma, io impaz- zisco per questa cosa, impazzisco completamente Entra gratis strisciando sotto i cessi con tutta la merda intorno e, una volta dentro il recinto si dice: Ma chi cazzo se ne frega di Patti Smith!

Bella, stimolante, viva, energetica La logica punk era molto più energetica, più anfetaminica, caz- zo! Ho voglia di fare delle cose, organizziamoci, facciamo una band, facciamo un concerto, andiamo, cazzo! A fare le scritte sui muri Torna a Bologna e dice: È questa la storia giusta adesso! E ci sconvolge tutti Questo era il livello di chi non ascoltava musica sancita dalla cultura dei compa- gni Laura invece fece ascoltare a tutti i quarantacinque degli Sham Cazzo, rabbia, energia, due accordi che potevano fare tutti e proprio il suono che aveva qualunque gruppazzo in cantina Non le produzioni pulite e scintillanti che accomunavano tutti quanti, dai gruppi che amavano i compagni, Area esclusi, a quei cazzoni dei Ju- das Priest Qui non era più questione di musica Era molto di più, qualcosa che vibrava dentro e ci apparteneva direttamente Anche se era cantata in inglese ci parlava direttamente Esprimeva lo stesso disagio, gli stessi bisogni Ed era più vicina alla nostra sensibilità che non le parole pur bellissime di certi cantautori alternativi.

Per cui tu hai dato il merito a me e io passo la fiaccola e dico che il merito è di Laura È stata lei! Alla fine sembra sempre che siano gli uo- mini che creano tutto, perché le donne magari sono quelle che ini- ziano veramente le cose ma le iniziano di stomaco, le iniziano dal ventre e quindi non vanno a chiedere i credits, non firmano i cam- biamenti che hanno fatto Allora Laura sconvolge tutto, comincia questa cosa, decidiamo di fare una band Adesso non ve lo sto a raccontare, perché probabil- mente sono storie comuni, le avranno già raccontate tanti altri Quello che vi voglio raccontare è questo Io mi sento salvata Cioè per me questa cosa diventa un processo salvifico, ma da qualcosa di molto più preciso Si fanno i conti del dopo 11 marzo e il movimento decide che sono stati sconfitti.

Ma di fatto la sconfitta è interna E poi arriva troppa gente Non è una cosa punk, al contrario, è il trionfo del fricchettonismo da sbal- lati fan di Patti Smith, con la loro fatale mistura di misticismo pseu- doliberatorio, addirittura filopapale nel caso della Smith, e stalini- smo inconsapevole E quindi comincia il riflusso Improvvisamente, col riflusso, salta fuori che il per- sonale è il personale ed è la cosa più importante in assoluto Noi, noi punk che arriviamo in quel momento diciamo: Se il personale è politico, è politico Quindi tutto quello che ci met- temmo a fare, la musica, il nome del gruppo, le attività, il collettivo, le riunioni settimanali eccetera Era politico stare insieme, fare le cose insieme, andare ai concerti insieme.

Non è un caso se ci sono un sacco di donne nella scena bolognese E poi improvvisamente il look cambia Si recuperano i reggical- ze e i tacchi a spillo Anche i ma- schietti iniziano a mettersi le calze a rete, a colorarsi i capelli e tirar- seli su, tutto in negazione dello stile proletario dei compagni, cioè quello che diceva: Ma tra i compagni i ma- schi erano maschi e le femmine femmine, cioè creature di serie B an- che se facevano i collettivi femministi Invece il look del punk ricreava un senso tribale, di appartenenza a un percorso Quindi una donna, ancora una vol- ta Jordan, la commessa di Seditionaries Sue Catwo- man, quella piccolina, un sacco di donne che avevano un look vera- mente forte Poi pensiamo a questa cosa qui, che secondo me è una ficata paz- zesca I Sex Pistols che vanno in tournée Pensatelo se fosse in italiano Le Pistole del sesso Pistole del sesso, è meravigliosamente fallico Pensate le Pistole del sesso che vanno in tournée con le Slits Le Fessure Quattro donne che si chiamano Fessure, fiche, fi- che praticamente Cioè ti vendi consapevole del tuo valore Le prime volte che cominciammo a portare i braccialetti borchiati la gente ci chiedeva: A un certo punto si fece questi bracciali con dei chiodi acuminatissimi Quando i gen- darmi francesi riuscirono ad arrestarlo la volta successiva gli presero i polsi per mettergli le manette e, afferrandoli violentemente, in mo- do maschile, si ferirono le dita.

Per noi questo gioco di rovesciamento prospettico fu molto im- portante Il situazionismo lo scoprimmo solo anni dopo, quando ri- cominciammo a rileggere al contrario le cose, o quando i vecchi compagni anarchici del Cassero mi accusavano durante le riunioni: Mi disse: Una ficata spaventosa, ciclostilato, cioè fatto a mano, non stampato da una casa editrice Mi stava mettendo alla prova Avevo passato la prova, gli avevo dimostrato che ci ero entrata dentro e avevo sentito vibrare la cosa E mi diede un sacco di altro materiale In effetti i Crass hanno ottenuto una cosa unica, in assoluto, nella storia della musica Registrarono tutti i discorsi pubblici trasmessi alla radio e al- la televisione della Thatcher e di Jimmy Carter Questa cosa qui fu pubblicata su alcuni giornali Successe uno scandalo pazzesco I Crass si mettevano in cose del genere, cercando di disarticolare effettivamente il governo inglese e di lavorare politicamente, mentre i Clash andavano in giro a suonare le loro canzonette spacciandole per punk Perché il progetto era che quando si fosse arrivati al , il gruppo si sarebbe sciolto, cioè sarebbe imploso perchè non avrebbe avuto più ragione di esistere Ci sono studi molto particolari di sociologia della musica e dei processi comunicativi che insegnano che tutti i movimenti fisiologi- camente non durano un decennio e, soprattutto — mi sembra palese ed evidente — non iniziano il primo gennaio di quel decennio per fi- nire il 31 dicembre del predecennio successivo Iniziano quando iniziano, a metà, quando capita, e durano quanto capita, per un pe- riodo fisiologico che sta intorno ai sei anni, otto anni, mediamente Fu a Bergamo, al concerto con le Tribù Liberate Era proprio terminato, e sapevamo che bisognava fare altre cose Le altre cose da fare potevano essere qualunque co- sa, perché ognuna delle persone coinvolte aveva il suo vissuto perso- nale con cui andare avanti La storia del punk è stata dimenticata, abrogata, cancellata, soprat- tutto censurata dalla sinistra ufficiale, dalla sinistra radicale, dai com- pagni marxisti-leninisti, dai compagni leninisti-stalinisti eccetera Che è quello che abbiamo fatto, nel nostro piccolo Chi ha fatto le fanzine, chi ha fatto i dischi, chi ha organizzato concerti I compagni tede- schi arrivavano con i dischi degli Embryo, i Guru Guru, gli Amon Duul I e II e di altri gruppi che facevano musica e politica radicale, musica intensa, stimolante ed erano belli I compagni tedeschi ave- vano i capelli lunghi, avevano uno stile colorato, erano psichedelici.

Nel punk, se eri un maschietto, ti cotonavi i capelli e te li tiravi su No, poi erano meglio le saponette, che si faceva prima perché le trovavi dappertutto. Ricordo la saponetta, chili di sapone sui capelli per tenerli su! I primi uomini che si truccano, i primi uo- mini che si mettono le calze a rete Mettere la gonna I compagni Lo stesso che pensavano nei primi anni Ottanta i marxisti-leninisti-stalinisti-maoisti Inoltre per i compagni i punk erano quelli violenti, quelli che face- vano la musica più violenta di tutti, quelli che urlavano, quelli che spu- tavano, quelli che si infilavano le spille da balia, quelli che avevano le copertine con immagini violente e dei testi pesantissimi.

Fecero uno speciale sul punk Io rimasi sconvolta Non di me, di Helena o di Jumpy, come mi chiamavo allora, ma di tutti noi Questa cosa non si poteva dire degli altri movimenti giovani- li Noi avevamo un inconsapevole sistema filosofico, una logica si- tuazionista Una dinamica che mantiene al suo interno una corri- spondenza con la situazione opposta Un altro riferimento musicale interno riguarda una band califor- niana che si chiama Neurosis, un gruppo fantastico che suona anco- ra adesso, facendo una musica pesantissima e paranoica ma estrema- mente affascinante! In una loro intervista dicono: Un situ-zen occidentale come mappa per sopraVIVERE il turbocapitalismo postideologi- co che coglie la poesia del metallo estremo, pulsando di transgender in dissolvimen- to binario per una politica del piacere consapevole, anche perchè no dell'anarco- capitalismo, in forma di un razionalismo totalmente psychedelico.

Voglio di- re Anche John Lydon che a San Francisco, sul palco del loro ultimo concerto, dice, con le mani sugli occhi: Era quella di questo nostro percor- so Non certo persone aggressive, offensive e violente, ma persone che la fragilità emozionale interiore e femminile la esprimevano, la esprimevamo in forma situazionista, in forma, non tanto yin yang, taoista, ma piuttosto in forma zen! Soprattutto VA La esprimeva- mo facendo apparire il suo contrario, già conosci che era parte dello stesso percorso. Ed è il motivo per cui pur essendo pacifisti e antimi- litaristi ci vestivamo paramilitare I Crass fu- rono il primo gruppo a usare la parola nihilismo, a definirsi nihilisti Quando leggevo i loro testi li amavo follemente Ci voleva un coraggio incredibile per dire queste cose.

Un altro loro bra- no dice: Allora questo nostro nihilismo, il non credere in niente, questo non credere in niente ma mettersi a fare le cose Un giorno Laura, la batteri- sta, quella che vi avevo raccontato che era stata a Londra e si era ta- gliata i capelli Perché non prendiamo i contatti con loro? Una sera ci an- diamo e scopriamo che questi erano estremamente disponibili verso il fatto che noi proponessimo di fare delle cose, avevamo delle ener- gie, delle idee, delle iniziative Di riviste il movimento ne aveva pro- dotte tante, ma sentivamo il bisogno anche noi di avere un organo nostro, una nostra rivista.

Gli anarchici avevano questa macchina offset fantastica. Tutto un sistema di autoproduzione interno dove si potevano stampare le cose a colori bellissime e a costo quasi zero, perché potevamo gestire internamente tutto il processo di produzio- ne Abbiamo cominciato a fare attività, la sala prove, la stampa ec- cetera Finché il Cassero non è diventato la nostra sede Schiavi nella città più libera del mondo con in copertina la foto della stazione di Bologna E noi dicevamo: E cominciammo anche con la casa discografica, tra le va- rie cose E poi cominciano anche a distribuire cose come Birthday Party, i Joy Division e tutta la Factory, insomma le cose para-punk Noi gli vendevamo i nostri di- schi Tutte le volte che viene qualcuno di voi a portarci i dischi è sempre una persona diversa!

Eravamo uno, nessuno, cen- tomila, veramente Nel senso che la dinamica era questa Mi puoi portare questo scatolone nel tal posto? Tre mesi dopo questo qui arrivava e ci portava tutti i soldi di tutti i dischi che aveva venduto senza tenersene nemmeno uno per lui Al che gli dicevo: Uno tienitelo tu! Cioè dico, ci hai fatto del lavoro gratis, almeno tieniti una copia di ogni disco Ogni cosa si basava sulla fiducia più totale Tra le altre cose, come Attack Punk Records abbiamo prodotto un disco di un gruppo di Napoli, un gruppo che ho amato tantissimo e che si chiamava Contropotere, proprio un gruppo di traveller, no- madico, diciamo di Napoli ma il batterista Alli era veneto, il figlio di Enrico Maria Papes dei Giganti, ve li ricordate i Giganti?

Il loro concetto di contropotere era fon- damentale A parte il disco meraviglioso di punk-jazz-mediterra- neo, mandavano affanculo la musica, infilandoci dentro tutto quello che gli passava per la testa, proprio dalla napoletanità, al jazz, alla sperimentazione. Poi hanno fatto dischi elettronici, meravigliosi Era bellissimo Un giorno vado a trovarli e conosco un meraviglioso travestito eterosessuale di settantacinque anni, il quale mi dice una cosa straordinaria: Questo è proprio anche della scena punk La rivendicazione di quello che si è, del proprio imma- ginario, della propria estetica Io volevo fare la transizione, ma se fossi stata tra i compagni sa- rebbe stato un macello Per il resto non uno che facesse un discorso di destrutturazione più avanti e più importante del vagheggiare rivoluzioni future senza cambiare nulla nel quotidiano Per me il punk è stato soprattutto un percorso individuale Adesso me lo chiedono spesso, anche qualche giorno fa mi hanno domandato: E io ho risposto: È stato tutto il mio percorso di crescita, io sono quella che sono adesso per- ché ho vissuto QUEL percorso Se non fossi passata attraverso il punk sarei diversa, mi sarei lasciata andare Avrei subito il riflusso pure io Mi onora, mi piace tantissimo questa cosa che mi ha detto A questo nihilismo in qualche modo costruttivo Per finire vorrei parlare dei Conflict, uno dei gruppi più radicali dei primi anni Ottanta, nel giro dei Crass.

Un cd e un dvd Perché i Conflict erano a Genova tra quelli vestiti di nero, quelli che, non tanto secondo la polizia ed Emilio Fede, ma secondo tanti, tanti e tanti compagni comunisti erano dei fascisti, dei provocatori, degli infiltrati eccetera eccetera Ovviamente non lo sapevo che era morto Carlo, ma è stato uno dei giorni più belli della mia vita Sono stata con i black bloc tutto il giorno e ho visto cosa succedeva Si toglievano il passamontagna e mi rispondevano: Dico, è possibile che fossero tutti fascisti travestiti?.

Nel black bloc ci ho trovato una montagna di gen- te che veniva dalla scena punk Cioè, uno dice: Si mette la maglietta dei Clash oppure degli U Ma che si metta la maglietta degli Antisect, insomma E che poi abbia gli anfibi con scritto Wretched Travestimento perfetto, biso- gnerebbe dargli un premio Per questo che il punk è e rimarrà una cosa marginale Perché come esperienza non è recuperabile, non è buonizzabile Ma chi cazzo se ne frega Lo dicevamo allora, lo posso dire an- cora oggi, con la stessa convinzione! Il punk non è un tipo di musica, è una controcultura Una con- trocultura che lavora sulla negazione, sulla costruzione di una qua- lità della vita Il punk non è un tipo di musica, perché non si vive di sola musi- ca Le novità erano proprio tante, la vita una continua evolu- zione, il mio animo sempre agitato e morivo dalla voglia di comuni- carlo a mia volta ad amici e amanti.

Il passaparola era la forma di informazione più diffusa: Potevo far- mela scappare? Io avevo il problema del lavoro ma trovai una scusa! I punk erano diversi da quello che mi im- maginavo, erano pieni di entusiasmo, simpatici, comunicativi e per- ché no, dolci. Fu un miracolo arrivare in tempo visto che non aveva- mo minimamente organizzato il viaggio, cercavamo un passaggio con un camion, invece trovammo una Porsche Come superavamo bene le frontiere a bordo di quella macchina, non ci chiedevano nemmeno i documenti. Dopo diverse auto, traghetti, autobus e pull- man arrivammo a Reading e la prima cosa che notammo fu una poz- za che sembrava sangue nel sottopassaggio della stazione.

Ecco quindi confermate tutte le nostre paure e gli avvertimenti degli ami- ci, secondo i quali saremmo andate sicuramente incontro a una fine orribile: Invece la prima scoperta fu che si pagava un casino e quasi tutti tiravano fuori decine di sterline e pensavano fosse anche normale e giusto. Devo dire che non ci capivamo niente, gran par- te dei gruppi non li conoscevamo, davamo retta a tutti quelli che ci dicevano qualcosa, in quel guazzabuglio disarticolato ma semplice- mente entusiasmante.

Io saltavo sotto il palco o per lo meno quanto più vicino riuscissi a raggiungerlo. Altro autostop, poi finalmente Carnaby Street. Mi beccarono a rubare maldestramente una ma- glietta degli Stranglers da regalare a Jumpy; per fortuna me la cavai pagandola. Al su- permercato compravamo una cosa e ne rubavamo tre.

Quella sera a Londra sembrava non ci fosse niente, o almeno non sapevamo dove andarlo a cercare. Altro casino per entrare gratis ma di certo i soldi per pagare non li avevamo e infine, la sera, lei: Patti Smith. Un episodio significativo Appena tornata a Bologna mi trasformai in un apostolo del punk e sprizzando entusiasmo a fontana riuscii a travolgere quelli che in fondo non aspettavano altro che essere contagiati dalla malattia. Per la verità i primi tempi eravamo in tre: Poi, tornati a Bologna giù a raccontare e a spiegare con quella foia che esalta e accalora.

Non era per niente facile rivestirsi e darsi un contegno in caso di in- terruzioni e chiunque sia stato giovane sa benissimo di cosa sto par- lando. Decidemmo di organizzare un festival punk con tutti i gruppi che gravitavano intorno alla scena. Trovammo il posto, un cinema parrocchiale. Pur- troppo per lui abitava in centro e aveva una casa molto calda.

Il poster era molto bel- lo e fantasioso, i nomi dei gruppi si potevano leggere anche rove- sciandolo, solo che non si capiva niente, le parole si incastravano magnificamente ma lo rendevano illeggibile, il bianco e nero pieno di grigi e sfumature non lo faceva risaltare sui muri, per non parlare delle date buttate alla rinfusa, senza alcuna relazione con le singole serate Praticamente inutile!

Non riuscimmo nemmeno a dargli il rimborso spese. Ovviamente al pomeriggio era piombato come un corvaccio il prete della parrocchia, che non era stato informato di quale scem- pio stava per essere compiuto nei suoi locali, e fu difficile convin- cerlo a non mandare a monte tutto, comunque su una cosa fu ina- movibile: Mitta- geisen, Gaznevada e Grusbir.

Sono co- se che si fanno a sedici anni. Tutto ottenuto con grandissima fati- ca, ma se mi fossero piaciute le comodità mica sarei diventata punk! Dopo che ci siamo sciolti come Raf Punk ho cercato di formare un gruppo di sole donne che è stato un disastro. Quindi mi sono messa a fare cortometraggi in super 8 e ho parteci- pato a diversi festival, ho anche costituito un gruppo di cabaret: Con questo gruppo abbia- mo anche realizzato un corto che doveva essere il primo di una serie di episodi mai fatti. In paro- le semplici: In più si potevano trovare libri, punkzine e cassette.

Se mi guardo indietro vedo me stessa e gli altri e penso: Avevamo proprio un gran fegato, la ribellione ci spingeva a essere quello che eravamo, ora mi sono calmata molto perché la mia vita è molto più serena e quello che mi rimane è un senso di precarietà: Il seguente testo è stato scritto nel set- tembre del Trovavo nel punk un modo di fare diverso da quello presente nelle altre situazioni di movimento. Ero anarchico, ma gli anarchici alla Malatesta mi sembravano fuori dal tempo. La musica e i concerti per me erano un modo per fare politica I dischi erano molto più che semplici vinili, rappre- sentavano uno strumento di comunicazione importantissimo. Mantova, la mia città di provenienza, era molto provinciale e di- ventare punk nella prima metà degli anni Ottanta sembrava impossi- bile: Andavo a scuola vestito di nero, borchiato e con la cresta Finalmente nasceva il primo colletti- vo Punx anarchici mantovani che porterà otto anni più tardi alla pri- ma e unica occupazione nella mia città.

Conquistato il posto, trovare i gruppi non rappresentava un problema: Ma il punk non era solo musica: Ancora oggi sono ani- malista e vegetariano. In questo passaggio ho avuto una compagna di viaggio, Mara il cui nickname era Foonkee. Da qualche anno ci ha lasciato Devo mol- tissimo a lei Le ultime punk band del primo ciclo suo- navano la colonna sonora alle esplorazioni cybernetiche nei meandri di Itapac, nella rete Videotel e nelle Bbs. Mara e io stavamo mesi in- collati ai piccoli schermi in bianco nero, davanti agli scroll di caratte- ri indecifrabili Negli squat bolognesi gli altri punk ci prendevano per invasati Famo tutto, rompemo tutto, ma ce lavamo!

Entrambi ragazzi di stra- da, il punk ci aveva catturato scovandoci nei quartieri popolari delle no- stre due città. Ci incontrammo al concerto dei Black Flag a Milano, nel Era un periodo in cui si iniziava a costituire un circuito alternativo per organizzare i concerti delle band punk straniere, volevamo strap- parle al music business nostrano con lo slogan: La vicenda del gatto morto, ripresa nel fumetto in appendice a questo volume, fu uno dei più demenziali risultati di quello scontro. I Bloody Riot, una punk band hooligana e riottosa, furono tra i primi in Ita- lia ad autoprodursi un disco.

Il loro pezzo Naja de merda divenne un inno nelle caserme anche per quei giovani di leva che del punk non conosce- vano nulla. Soprattutto nel senso di essere me- no attaccati alle chiacchiere della politica, appunto. O come quando andammo a Londra in gruppo, a sedici anni, e trovammo i punk in fila per due al primo concerto in terra inglese, che per noi era il massimo Noi romani passavamo da- vanti, ignorando la lunga fila, e li guardavamo come per dire: Ma veniamo al concerto dei Black Flag, innanzitutto in quel pe- riodo i biglietti del treno non si pagavano, perché li contraffacevamo con la penna biro e la carta carbone, quindi spostarci non era un co- sto, era un divertimento.

Mentre parlavo con lui lo interruppi improvvisamente saltando il cancello del garage dove entravano i camion con la strumentazione. Lo feci per aprire una via e far entrare anche gli altri. E io per fargli vedere che noi agivamo e non rompevamo il cazzo con la politica, entrai da solo, diretto, proprio per smetterla con le chiacchiere. Gli scappai mentre parlavamo, e Philopat avrà detto: Al che pensai: Fui assalito subito, due buttafuo- ri, uno a destra e uno a sinistra, che iniziarono a pestarmi come un cane, e in più e ci rimasi veramente male i Black Flag non interrup- pero nemmeno le loro prove.

Questi mi pestano di brutto! In un attimo spaccarono tutto. I buttafuori, i cassieri, come in un film di Sergio Leone, tutti spiaccicati per terra a ripararsi Ricordo che mentre tiravo sassi arri- varono una decina di blindati Tutto rotto Era finita a terra, in mille pezzi Qui si capisce meglio la differenza, quel nostro modo di fare da nichilisti che non vogliono mai ascoltare niente e fanno sempre e so- lo quello che pensano. In realtà, con un atteggiamento diverso, il Vi- rus è rimasto molto più nella storia di tutte le coattate che abbiamo fatto noi. Come sono diventato punk? Credo come tanti. In età giovanile spesso si è insofferenti, quelli che lo sono di più cercano di essere di- versi dagli altri, non tutti vedono certe cose I fantocci che ci sono in giro Il punk ci prese in tanti.

E quando per la prima volta arrivai in questo lo- cale di Roma, aperto da poco, che si chiamava Uonna Club, rimasi stupito, basito. Fi- nalmente gente diversa, incazzata solo a guardarla. Tutti questi ra- gazzi, erano i punk, con i capelli alla moicana, con quei vestiti assur- di Questo si fa le canne poi gli si spaccano gli occhi? Sangue agli oc- chi, ma de che? Perché del punk non sapevo un cazzo Iniziato il concerto, scopro che quel ragazzo con la giac- ca dipinta era proprio il cantante di un gruppo, gli Ultras di Cento- celle. Dopo la ter- za, quarta canzone il cantante prese una bottiglia di birra, la ruppe e si fece un taglio sulla fronte, da qui a qui, dico, abbastanza tosto, e dopo due minuti vidi il sangue agli occhi.

Cioè, a lui il sangue agli oc- chi gli colava sul serio. Credo che divenni punk poco tempo dopo aver vissuto questa storia E poi è successo tutto quello che ho scritto nei libri e che ho rac- contato mille volte La storia dei Black Flag, i Bloody Riot e tutto il resto Aver cantato sempre certe canzoni, con la stessa grinta, la stessa curiosità di quella volta al Uonna Club.

In mezzo a tutto il marasma di quel periodo, a un certo punto verso i diciotto anni, ho preso, purtroppo, un cazzottone senza senso che mi ha rotto la mandibola in tre parti, non sto a raccontarlo per- ché è veramente ridicolo, non mi credereste nemmeno Comun- que, dopo questo cazzotto sono rimasto punk per alcuni anni e poi è arrivata la crisi Mi sono un atti- mo chiuso in me stesso Questa chiusura, dato che ho sempre amato la pittura, me la sono vissuta girando per mostre. Mi piaceva vedere come ci esprimiamo su un piano delimitato, su un metro quadrato uguale per tutti Non so come dire Era diventata una passione e tentavo di viverla, anche quella, in maniera punk Dopo quel cazzottone mi sono messo a la- vorare Nel senso: Dato che sono figlio di portieri, i miei erano entrambi portieri, mi sono detto: In giacca e cravatta Sentivo qualcosa dentro che non andava Allora mi sono messo a dipingere, la sera, a casa.

Tornavo magari alle dieci, alle undici, distrutto, e invece di uscire, che non ce la facevo, ho iniziato a dipingere sempre più spesso. Come sono stato in tutti i centri sociali del mondo, mi sono andato a vedere tutte le gallerie di Roma. Ho cominciato a vedere le mostre, come lavoravano gli artisti, quello che dicevano, quello di cui parlavano. I primi anni ero vera- mente incandescente. E ricordatevi che le mostre nelle gallerie priva- te di arte contemporanea sono sempre gratis.

Cioè, solo là io sono libero, è un territorio possibile per sperimentare cose Come una specie di TAZ. È una cosa molto personale. Poi, piano piano, con gli anni, ho iniziato a conoscere gli artisti, il legame che creano con il loro lavoro. Quindi diventa un meccanismo particola- re, come un serpente che si morde la coda. Inoltre ho trovato una quasi totale assenza di gente incazzata, di gente che ha dei valori, di persone che vogliono fare le cose anche per gli altri. Poi è arrivato il mio libro, Come se nulla fosse, uscito per Castel- vecchi, uno stronzo Eh, se racconto tutto stiamo qua due ore E quindi la speranza e il piacere che ne abbiamo è lo stesso per tanti.

Giusta- mente, ingiustamente, non lo so. No, manco quattro punk, ma: Io dovevo ancora scriverlo il libro. E pensavo: Perché purtroppo i Bloody Riot uccisero un gatto veramente. Qualche testa de cazzo di noi ha buttato il gatto dalla finestra. È mor- to Noi, ancora non contenti, andammo a stuzzicarli. Il dibattito era anche quello, devi essere pacifista, bravo e punk, in poche parole. Devo fare il parallelo con il presente. E la dif- ferenza è che prima non avevamo il centro sociale, suonavamo fuori per le iniziative dei ragazzi di sinistra ed eravamo sempre quattro stronzi Questo è un progresso.

Comun- que mica li puoi far diventare tutti punk Che credi? Protago- nista della Pantera universitaria, dagli anni Novanta fino ai giorni nostri il Duka non si è lasciato scappare nulla. Conferenziere militante, cantasto- rie di movimento, appassionato surfista delle controculture, i suoi racconti frattalici sono biglietti di andata e ritorno per un viaggio psichedelico. È la prima volta che mi vedete con la barba non rasata Chi mi conosce sa che di solito so- no sempre precisino.

Una volta vista la mostra nelle bozze mi sono detto: Infatti avevo de- ciso di venire qua, come ho fatto in tante situazioni, per parlare del punk inglese Una cosa che dici: Invece ci sono andato ed ero veramente soddisfatto, felice E mi sono detto, no, il punk inglese nooh! Non nasco con il punk. In un carne- vale a scuola, facevo la prima, mi ero mascherato da punk, avevo provato Il giorno della morte dei compagni della Baader-Meinhof ci fu una manifestazione alla Sapienza.

La testa stava per uscire nel piazzale, vedevo tutta la gente sui lati che tirava fuori delle bottiglie e le imbustava Invece era novembre e stava già a facendo buio Botti da tutte le parti Non sape- vo manco la strada per tornare a casa In mezzo a tutta quella canea non capivo più nulla Le seguii, e meno male che sapevano la strada per darsi Sopravvissuto la prima volta, poi vai tranquillo In quel momento mi sentii grande Per la prima volta mi dissi: Più che altro per una cosa Non sono mai riuscito a prendere sonno la notte e quindi fin da bambino dovevo uscire sempre, soprat- tutto alla sera Ma Roma era una città che in quegli anni, fine Settanta ini- zi Ottanta, non offriva nulla Ero abbastanza bravo a fare il portoghese.

Entravo a Guccini, entravo ai Roxy Music, entravo ai Ramones ed ero andato anche al concerto dei Devo A Roma non li conosce- va ancora nessuno O i Clash Solo più tardi cominciarono le feste al Forte Prenestino. Roberto Bloody Riot Da piccolino il Duka era un tipo incredibile Mi ricordo che lo ve- devo una volta qua, una volta là Allora gli chiedevo: Che sei, della Aveva pure ragione, ma io conti- nuavo a chiedermi: Il Duka Dicevo.

Le organizzava un gruppo di compagni di Centocel- le, che poi è il gruppo storico che ha occupato il Forte. Oggi di quel gruppo là penso sia rimasto solo Gianni. Mi ricordo i Bloody Riot, i Cani da Pesaro e parecchi altri gruppi Una scena di quelle Clipper, anfibi, chiodi e la busta con le fave e il pecorino per la gita Durava tutto il giorno, dal primo pomeriggio.

Quello è stato il tempo buio di Roma Quindi va dato grosso valore a queste piccole esperienze, dai gruppi come i Bloody Riot ai collettivi dei compagni di Centocel- le Penso anche ad altre situazioni come quella di villa Ada Io e lui ci sia- mo conosciuti proprio a villa Ada che era una sorta di pre-TAZ Saranno stati anche movimenti scrausi, il pri- mo più scrauso del secondo, come li considerano i comunisti orto- dossi e gli anarco-integralisti, ma bisogna dargli la loro importanza, perché stavamo sotto botta. I rari tentativi erano durati sempre pochi giorni, poi la polizia arrivava e ti sgomberava subito, il clima era completamente diver- so Diciamo che il grafico del movimento romano dopo una caduta a picco si era iniziato a riprendere In quella prima fase ti sentivi in un mondo di uguali perché — pote- vi essere punk o potevi essere un autonomo — ci si riteneva in qualche modo uguali.

Li riconoscevi tutti, a naso. Comunque in quei tempi eravamo cresciuti vertiginosamente di numero La Sapienza di Roma era diventata una cittadella sociale, con tutte quante le palazzine oc- cupate, il sabato era il massimo In facoltà tipo lettere potevi sce- gliere addirittura fra le iniziative sparse su vari piani degli edifici Avevamo questo motto: In breve diventammo la maggioranza Per esempio, il simbolo della Pantera Azzanna- to nessuno, morso nessuno Quel simbolo lo portammo noi da Milano Quando me ne resi conto balzai al volo, di cor- sa, per prenderlo Il giorno dopo tutti i giornalisti avevano trovato il loro sim- bolo Eravamo molto contenti di tutte queste concatenazioni Secondo me a quel punto i centri sociali riuscirono, partendo da una piccola minoranza, a influenzare i linguaggi e i comportamenti di una moltitudine Le varie facoltà occupate della Sapienza erano diventate un centro sociale permanente, continuo Sempre pieno di gente Per- ché la dipendenza non è solo causata dalle droghe, ma anche dalle si- tuazioni Insomma, in molti si erano accorti, e non solo a sinistra, che portavamo dei contenuti, a volte anche innovativi Mentre il film va avanti, scopriamo alcune informazioni sulla The Eye e sulla sua storia.

Lo hanno studiato. Nulla è stato lasciato al caso. Non aveva idea che fosse il loro obiettivo. Jack, uno dei 4 Horsemen, muore più o meno in un incidente stradale, un evento che viene trasmesso dalla tv. Quando va contro i Cavalieri, le cose non finiscono bene per lui. Forse eri tu. Mentre il film va avanti, diventa evidente che i membri dei quattro cavalieri non hanno idea di quello che sta realmente accadendo. Per loro conta solo una cosa: Questo ci porta a pensare: Che i maghi siano stati presi in giro per tutto il tempo? La The Eye potrebbe anche non esistere? Questo fatto è rinforzato in una scena semi-nascosta alla fine del film.

Pensando che forse i loro tarocchi magici potrebbero essere in grado di sbloccare le loro casse, i maghi guardano nelle loro tasche. Le loro carte non ci sono più. Quindi, per rispondere alle domande che molti mi chiedono: Perché i maghi e per estensione la The Eye costruiscono questi schemi elaborati? Non ha senso. E, per molti spettatori , il film non ha senso. Ma il cambiamento richiede tempo … anni, decenni e generazioni.

Il film descrive il processo in una questione molto metaforica. Il trucco non era quello di guardare da vicino. Mentre gli spettatori sono ipnotizzati con esplosioni e inseguimenti in auto, essi non colgono la vera magia: Il film si conclude con una chiamata dalla Illuminati al pubblico, facendo loro sapere che sono stati ingannati dai maghi veri. Perché adesso sapete il nostro segreto. Potremmo essere ovunque. Stiamo cercando qualcuno che ci aiuti con il nostro prossimo trucco.

Infatti, durante tutta la durata della pellicola, il film sembra farsi beffe del pubblico. A un certo punto, un membro degli Horsemen dice: O la vedete…. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento. Stai commentando usando il tuo account WordPress. Stai commentando usando il tuo account Google. Stai commentando usando il tuo account Twitter.

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Ad un certo punto, Thaddeus dice: Fonte Share this:

(PDF) Philopat-Lumi di punk | Graziano Gamba - batman-con.danielrothman.net

High resolution official theatrical movie poster (of for Miss Peregrine's Home for Peculiar Children Image dimensions: x Directed by Tim Burton. Starring. in traveler's cheques che dimostrano la sua capacità di mantenersi per X giorni il “casino” universale allo scopo del mantenimento del predominio mondiale .. della crisi finanziaria giapponese innescata dai “ratings” di Moody's dai quali .. se pur con i dovuti onori, i vari Kant e Popper non fossero visti come le ultime . a loro parere è spettacolare, come costruire un casinò all'interno della .. x monica: personalmente ti consiglio di lasciar perdere tutte queste. Forse ho capito come mai Lady Gaga ha fatto quel gran casino tra le varie .. x esempio politici negli USA ricorrano ad uno stregone voodoo in. [url=batman-con.danielrothman.net]top rated online canadian without a doctor[/url] taking viagra and eating bacon .. viagra condom machine uk [url= batman-con.danielrothman.net]viagra without a x batman-con.danielrothman.net .html cialis discount card casino online terpercaya ha detto. "These Balsamic Glazed Meatloaf Meatball Poppers surely fit the bill! .. Clams Casino recipe: Try this Clams Casino recipe, or contribute your own. .. Bocconcini di pollo al limone buoni, mettere metà limone in porzione x 2 Tartiflette if you make it with reblochon or batman-con.danielrothman.net and onions and bacon instead of ham. historia de la filosofía de bachillerat equipo de batman-con.danielrothman.net historia de la filosofía de bachillerat equipo de batman-con.danielrothman.net historia de la filosofía de.

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